Se non fosse un problema, non ne parleremmo
Se vuoi davvero aiutare qualcuno… smetti di cercare di aiutarlo
Viviamo in un’epoca in cui ogni questione legata all’infanzia o all’adolescenza tende a diventare tema educativo, progetto scolastico, laboratorio di approfondimento.
Che si tratti di emozioni, autostima, relazioni, corpo, identità o social media, sembra che ogni sfumatura della vita giovanile debba essere affrontata, analizzata, spiegata. Ma è davvero necessario? O forse, in alcuni casi, è l’adulto ad avere un bisogno, più che il giovane?
Il bisogno di “trattare” ciò che non sappiamo lasciare in pace
Prendiamo ad esempio il tanto discusso tema dell’ideologia gender. Il solo fatto che sia stato “etichettato” con un nome, che siano stati creati percorsi, dibattiti, incontri, è già un indizio. Un indizio che qualcuno ha percepito come problematico ciò che forse non lo è.
Perché quando qualcosa non è un problema, non lo si tratta come tale.
Non se ne parla in termini allarmistici, non si costruiscono progetti a tema, non si cerca di spiegarlo e parlarne a tutti i costi. Lo si lascia vivere, con discrezione e rispetto. Perché ne parli come fosse un problema… che problema hai?
E invece accade spesso il contrario: ciò che non riusciamo ad accettare in noi lo trasformiamo in una missione educativa per gli altri. Un modo raffinato e forse inconscio di interferire.
La percezione di sé, la costruzione dell’identità, la ricerca della propria autenticità sono processi delicati e personali. Non hanno bisogno di manuali, né di slogan, né di linee guida. Hanno bisogno solo di tempo, spazio e presenze vere. L’adulto che vuole essere davvero utile, oggi, non dovrebbe occuparsi tanto di “educare al rispetto”, quanto di essere lui stesso un esempio di rispetto autentico, silenzioso, profondo. Un rispetto che non si insegna, si trasmette.
Questo è il cuore anche del mio manuale È solo un’avventura, nel quale invito genitori ed educatori a sospendere il bisogno di intervenire, soprattutto durante i momenti di studio e di crescita interiore dei ragazzi. Perché solo quando non interferiamo, i giovani sviluppano il loro senso critico, imparano ad affrontare la realtà, e scoprono chi sono veramente, senza bisogno di essere “aiutati”.
Il vero cambiamento inizia da noi
Forse dovremmo porci una domanda diversa: “perché sento il bisogno di parlare di questo argomento con i ragazzi? Sto davvero offrendo qualcosa a loro o sto cercando di placare un mio disagio?”. L’educazione autentica non nasce dall’ansia di “formare” ma dalla capacità di lasciare spazio. Nasce da un adulto integro che non ha bisogno di dire che ogni persona merita rispetto, perché lo dimostra con il suo sguardo, con le sue scelte, con la sua vita.
Non siamo qui per essere fotocopie, non siamo qui per “aggiustare” nessuno, siamo qui per essere veri e per lasciare che ognumo scopra, senza fretta e senza imposizioni, la propria verità.
Nel mio manuale “È solo un’avventura” condivido riflessioni, esperienze e strumenti per praticare una presenza educativa non invasiva, rispettosa e lucida. Una guida concreta per tutti gli adulti che vogliono tornare a fidarsi dei ragazzi e della loro innata intelligenza interiore.
Scopri il manuale qui – È solo un’avventura

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