Le migliori intenzioni non bastano
Possiamo agire con amore, entusiasmo e buone intenzioni, e tuttavia produrre conseguenze che non avevamo previsto. Questo capita perché la realtà è sempre più complessa delle nostre certezze e delle nostre buone intenzioni ma anche perché tutto è impermanente e una soluzione che appare buona oggi domani potrebbe non essere più utile o addirittura potrebbe risultare dannosa.
Prima di intervenire, quindi, in ogni ambito, vale la pena osservare un po’ più a lungo.
Ti è mai capitato di aiutare qualcuno e scoprire, col tempo, che il tuo intervento non era necessario?
Una cosa ormai evidente è che molti dei problemi di oggi sono il risultato di soluzioni del passato.
Non perché quelle soluzioni fossero sbagliate, anzi, molto spesso erano considerate le migliori possibili nel contesto di quel tempo. Il punto è che la realtà cambia, le conoscenze cambiano, le condizioni cambiano e ciò che oggi appare utile, domani potrebbe non esserlo più o, addirittura, potrebbe produrre effetti indesiderati.
Per questo, quando siamo convinti di aver trovato la soluzione giusta, forse vale la pena fermarsi e chiedersi: “Giusta per chi?”, “Giusta per quanto tempo?”, “Quali conseguenze potrebbero emergere che oggi non riesco ancora a vedere?”
Molte innovazioni sono nate con le migliori intenzioni.
Pensa all’automobile, doveva rendere più facile spostarsi e oggi, sì, ci regala mobilità, ma anche traffico, inquinamento e dipendenza dai trasporti.
Pensa alla plastica, qualcuno ha pensato che doveva essere una soluzione pratica, economica e durevole ma oggi la troviamo negli oceani, nei terreni e persino nel nostro organismo.
Pensa ai pesticidi che dovevano proteggere i raccolti e aumentare la produzione agricola, ma hanno anche alterato ecosistemi e biodiversità. Ci stanno facendo bene?
Pensa ai social network, sono nati per connettere le persone, per comunicare in tempo reale, ma oggi alimentano dipendenza, scontri continui, divisione e false informazioni.
Il cellulare, poi, doveva renderci più reperibili, ci ha dato una straordinaria libertà di comunicazione, ma spesso ha ridotto la nostra capacità di stare pienamente nel momento presente.
Pensa all’intelligenza artificiale che ci viene proposta per aiutarci a trovare informazioni, automatizzare compiti e ampliare le possibilità creative, una risorsa enorme, ma potrebbe anche indebolire alcune capacità se smettessimo di esercitarle direttamente. Non ci starà mica rendendo sempre più diffidenti e distanti perché non possiamo più comprendere cosa è reale e cosa non lo è?
Persino la scuola, nata per diffondere conoscenza e opportunità, salvo rarissime eccezioni, ha trasformato l’apprendimento in una corsa ai voti, alle prestazioni e alla conformità.
Non è una critica la mia, non penso che le persone del passato abbiano sbagliato.
Hanno agito con le migliori intenzioni e con le conoscenze disponibili in quel momento.
Forse il problema è dimenticare che ogni soluzione nasce in un determinato contesto storico e che, come tutte le cose, anche le soluzioni sono impermanenti. Forse il problema è dimenticare che le migliori intenzioni non garantiscono necessariamente i migliori risultati.
Nessuno degli strumenti che ho citato è il problema, al contrario, ciascuno di essi è nato come una risorsa, una possibilità, un tentativo di migliorare la vita umana.
Il punto è che spesso interveniamo immaginando di conoscere già tutte le conseguenze delle nostre azioni. Eppure la storia ci ricorda continuamente che ogni innovazione apre nuove possibilità, ma anche nuove responsabilità.
Forse, allora, la domanda più importante non è: “Possiamo farlo?”
ma: “Quali effetti non stiamo ancora vedendo?”
Perché le soluzioni, come le stagioni, appartengono a un tempo.
Ciò che nutre oggi potrebbe non nutrire domani e ciò che oggi consideriamo una soluzione potrebbe, un giorno, rivelarsi un nuovo problema.


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