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Un passaggio meraviglioso
COSA è la morte?
Un passaggio meraviglioso? Credenza comune è che la morte sia la fine di una vita ma, a guardare con attenzione, sarebbe meglio vederla come un cambio di stato. Come l’acqua che diventa vapore, come un seme che si apre e scompare per diventare pianta, come il bruco che si autodistrugge per diventare farfalla. Siamo stati educati a chiamare “fine” il momento in cui ogni forma si dissolve, ma ciò che è essenziale non si dissolve mai. Puoi osservare la natura in ogni sua forma o evoluzione, non troverai mai distruzione ma solo trasformazione.
Chi muore davvero?
Muore un corpo, un ruolo, uno status, una identità sociale, un nome, ma ciò che hai amato, ciò che hai lasciato, ciò che hai generato dentro gli altri … continua. Come insegnava Thích Nhất Hạnh: non possiamo mai davvero morire: possiamo solo cambiare forma; la nuvola non muore quando diventa pioggia, diventa qualcosa che nutre. La vera domanda non è “chi muore?”, la vera domanda è “cosa rimane”. Un’altra domanda che verrebbe da farsi è: “dove va a finire chi lascia questa vita, questo periodo storico, questo pianeta?” A questa domanda non credo avremo mai una risposta certa o definitiva, possiamo solo fare supposizioni. E’ il “cosa rimane”, in qualsiasi forma si manifesta, ad essere “tangibile”, in un modo o nell’altro.
Sembriamo sempre sorpresi quando arriva una “morte” ed è irrazionale, perché la morte avviene ogni giorno: muoiono convinzioni, idee sugli altri e sulle cose, muoiono amicizie e relazioni, muoiono le versioni di chi pensavamo di essere. Ogni volta che lasciamo andare, nuore qualcosa e ogni volta che lasciamo andare nasciamo di nuovo. Viviamo la morte nel quotidiano, anche più volte al giorno, la troviamo dentro ogni trasformazione.
QUANDO arriva?
Arriva sempre, mai a caso, nel momento perfetto (anche quando ci sembra crudele), alla fine di ogni ciclo di vita. E’ così che dobbiamo guardarlo, come un ciclo: la morte arriva quando una forma ha compiuto ciò che doveva compiere. Non c’è un momento sbagliato per ogni tramonto, a fare la differenza è il nostro attaccamento alla luce.
COME possiamo guardarla?
Con paura o con stupore: la paura nasce dall’idea di perdita, lo stupore nasce dalla fiducia nel movimento ciclico della vita. La vita va considerata un’esperienza e come tale ha un suo compimento, la morte è una tragedia quando entra il gioco il possesso. Osho scriveva che solo chi ha vissuto intensamente può morire serenamente, perché la morte non è l’opposto della vita è la sua conclusione naturale.
PERCHÉ può essere un passaggio meraviglioso?
Perché dissolve l’illusione di controllo e perché ci costringe all’essenziale: non possediamo nulla, non controlliamo nulla e non siamo separati da nulla; ogni istante è prezioso, ogni parola conta, ogni abbraccio potrebbe essere l’ultimo. La morte è una maestra.
Quindi QUALE trasformazione porta a chi resta?
Porta una ferita? Certo, ma porta anche una profondità nuova. Chi ha attraversato un lutto vero non è più superficiale, non può più esserlo perché si aprono domande più grandi, silenzi più veri, presenza più autentica. La morte di qualcuno che amiamo può diventare il luogo in cui ritroviamo noi stessi. Il problema non è la morte, è il nostro attaccamento alla forma.
La vita non è fatta per essere trattenuta, è fatta per essere attraversata.
Mi piace pensare che la morte sia solo il momento in cui torniamo alla sorgente, la chiusura di un ciclo che si apre da qualche altra parte e in qualche altra manifestazione. Ho avuto paura della morte quando ero bambina e non potevo neanche immaginarmi senza i miei angeli custodi, mio padre e mia madre. Come tutti credo. Poi ho cominciato a guardarla da lontano per renderla più piccola e meno spaventosa, ma è stato quando l’ho attraversata che è cambiato tutto. Quando mia madre ha cambiato forma qualcosa di ancora più vero si è acceso: ho compreso che era uscita dal perimetro dei miei sensi, non dalla mia vita. La sento nella mia calma, la sento quando mi fermo, la sento nel modo in cui ora scelgo di vivere. Ciò che si è acceso mi consente di vedere ancora più chiaramente che non posso rimandare l’amore, che non posso trattenere le persone, perché ogni forma è provvisoria e tutto è impermanente.
Se oggi riesco a parlare di passaggio meraviglioso è perché sento la continuità e la abito con gratitudine immensa, talvolta da togliere il respiro.


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