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Occuparsi per sentirsi utili

10 Ottobre 2026 by Tiziana Di Genova Leave a Comment

Occuparsi per sentirsi utili

Il sottile bisogno di sentirsi utili attraverso i problemi degli altri.

Ci sono persone che si danno un gran da fare per affrontare i problemi degli altri. O almeno così sembra.

Parlano, discutono, convocano incontri, cercano confronti, analizzano comportamenti, propongono interventi. Un gran movimento che restituisce l’immagine di persone attente, responsabili e coinvolte.

Eppure, osservando con maggiore attenzione, non sempre tutto questo affaccendarsi sembra orientato ad aiutare davvero qualcuno.  A volte, paradossalmente, finisce per complicare proprio ciò che si dichiara di voler risolvere.

Mi incuriosisce, in particolare, la scelta degli interlocutori.
Si coinvolgono persone che possono condividere preoccupazioni, confermare giudizi, alimentare discussioni, mentre si evitano accuratamente quelle che potrebbero offrire una prospettiva diversa, ridimensionare la questione o contribuire concretamente a risolverla.

Perché evitare proprio chi potrebbe aiutare?

Forse perché una soluzione semplice toglierebbe importanza a tutto quel da farsi.
Il problema altrui diventa così un’occasione per sentirsi necessari, competenti, indispensabili.
Qualcosa di cui occuparsi, su cui confrontarsi, per cui convocarsi.
E più la situazione appare complessa, più sembra giustificato il proprio intervento.

Fino al paradosso:
anziché alleggerire il problema, lo si ingigantisce, anziché aiutare la persona, la si trasforma nel suo problema.
E magari, tra tante possibili strade, si finisce per scegliere proprio quella più penalizzante.

Viviamo in una cultura che attribuisce enorme valore al fare.
Ma occuparsi di qualcuno non significa necessariamente prendersene cura.
Si può essere continuamente impegnati senza produrre alcun beneficio.
E si può aiutare moltissimo semplicemente ridimensionando una situazione, cambiando prospettiva o scegliendo di non aggiungere ulteriori difficoltà.
Non tutto richiede un intervento.
Non ogni comportamento deve diventare un caso.
Non ogni difficoltà ha bisogno di essere amplificata.
A volte basterebbe chiedersi: sto davvero cercando ciò che può essere utile a questa persona, oppure sto cercando di dimostrare quanto sono utile io?

Perché forse il punto non è quanto ci occupiamo delle persone,
ma che cosa accade loro mentre ce ne occupiamo.
E soprattutto, quanto siamo disposti a farci da parte quando la nostra presenza non serve.

Nelle scuole questa riflessione è d’obbligo.

 

tDG/ev

Filed Under: Articoli Tagged With: aiutare, bisogni, bisogno, non-interferenza, occuparsi, prendersi cura, preoccuparsi, problema, problemi, risolvere un problema

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