Siamo il risultato della nostra infanzia. Il film di Muccino ”Padri e figlie” non potevo certo perdermelo, sono stata in sostanza rapida dal titolo. Un film commovente, ben strutturato, la storia di un amore incondizionato tra padre e figlia.
Poi il vuoto entra a far parte della vita della figlia che a 25 anni è una giovane donna in grado di aiutare gli altri ma non se stessa, a causa dei traumi vissuti nell’infanzia. Lei si ritrova a vivere piccole effimere emozioni con le quali tenta di riempire il vuoto che ha dentro, la sua incapacità di amare. Tenterà di rimettersi in gioco per risanare quel vuoto, la sua sarà una battaglia vinta proprio con l’amore.
Nella sala cinematografica ci siamo sentiti proprio come a una seduta di terapia di gruppo. Fin dalle prime immagini il film ha dato continui spunti di riflessione, quasi sembrava ci invitasse a interrogarci, in fondo si è trattato di una storia tra padre e figlia, e tutti siamo stati bambini, abbiamo vissuto gioie e dolori, più o meno grandi, tutti sappiamo quanto gli affetti sono decisivi per il nostro stato d’animo e per la nostra maturità emotiva.
Il messaggio più forte del film, come dice Muccino, è che siamo il risultato della nostra infanzia.
Lo stesso Muccino descrive così il suo film: “Il mio film più completo su vita, amore, paura di amare, caducità delle cose e che racconta anche il significato dell’infanzia. La causa e l’effetto di quello che accade nei primi sei anni di vita e che determinerà le nostre attitudini» e aggiunge che “il nostro subconscio è programmato durante quei primi anni di vita… Siamo spugne viventi, gonfie di quello che abbiamo respirato nel nostro habitat primordiale, nella nostra famiglia, con i nostri amici…”
Certo il messaggio è forte per noi educatori, sappiamo perfettamente che ciò che ognuno di noi vive nei suoi primi anni di vita determinerà le nostre paure, i successi e gli insuccessi, ma un altro messaggio forte arriva dritto al cuore nelle ultime immagini del film che strappano lacrime a quasi tutti i presenti in sala, bisogna capire cosa limita la nostra maturità emotiva, quali emozioni rifiutiamo o temiamo, quanto questo ci limita negli affetti e nella strada verso il futuro, e poi trovare il modo di rimettersi in gioco, accettare ciò che manca, ciò che ci è capitato, guardare avanti per ritrovare se stessi e vivere felicemente.
L’amore fa sempre la sua parte.
Allora dobbiamo insegnare ad amare senza che questo crei dolore a noi stessi o agli altri, capire perché e cosa ci spinge a certi atteggiamenti e mettere a fuoco quali sono i nostri valori, cosa è importante per noi.
Siamo il risultato della nostra infanzia, abbiamo però il dovere di capire se ci piacciamo così, se possiamo fare qualcosa per cambiare le cose e cominciare a farlo ADESSO. Abbiamo il dovere di rispettare i nostri piccoli durante il periodo più determinante della loro esistenza, l’infanzia.

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